PICCOLO UOMO
Ermes si era ormai abituato allo schermo che aveva acquistato da poche settimane.
A parte le dimensioni, l’oggetto era pregevole per la tecnologia della matrice quantica: essa permetteva altissime definizioni e sequenze rapidissime, oltre mille volte i limiti di percezione del sistema occhio-corteccia cerebrale. Alcuni sostenevano che una simile qualità dell’immagine fosse perfettamente inutile, ma pare che insigni psicotronici avessero dimostrato un loro benefico stimolo, in grado di potenziare le strutture preposte alla vista.
Ermes però non si interessava molto a queste chiacchiere e del dispositivo amava l’effetto ipnotico, complice una produzione audiovisiva sempre più abile nel trasporto della mente.
Svago, certo, ma anche cultura e canali di news. Oltre all’aggiornamento secondo per secondo, l’interattività globale permetteva l’intervento in tempo reale: un suo conoscente, stando fermo a casa sua, dal proprio divano era riuscito a promuovere un colpo di stato in una piccola isola dell’oceano indiano e seguirne passo passo gli sviluppi. Però era un tipo molto ricco, non tutti potevano permettersi interventi di quella portata, ma ne esistevano per svariati portafogli e per il più ampio spettro di gusti.
Amava ancora i programmi a palinsesto (un’offerta ormai di nicchia) e cambiare fra un canale e l’altro. Solitamente teneva scollegato l’effetto 3D poiché gli affaticava la vista. Questi piccoli comportamenti antidiluviani erano tipici del suo carattere e tale atteggiamento gli era valso il soprannome di Tarkus.
Era terminato il notiziario delle 22 e, girando canale, gli era apparsa una stupenda quanto desolata distesa di neve sotto un cielo bigio e minaccioso.
Una musica straziante e lenta, che ricorda l’inizio di una canzone di tanto tempo fa che parla di un certo Eugenio e della sua ascia, fa da colonna alle immagini. Lontano la percezione di un movimento, una piccola macchia scura che avanza. L’immagine si concentra su quella macchia e si rivela un piccolo uomo vestito solo di un’improbabile giacca nera, senza cravatta e con il bottone della camicia aperto. Avanza in quella distesa di ghiaccio tremando, smunto. La bocca, aperta in uno sforzo spasmodico per respirare, offre una smorfia disperata ed ogni respiro condensa in una nuvola di vapore. Le braccia conserte, inutile gesto per trattenere un calore ormai svanito. Sulla giacca sono raccolte perle di ghiaccio, così come sui suoi capelli e sulla barba di tre giorni, sicché pare, pur non essendolo, nell’età del grigiore.
La telecamera si allontana di nuovo per sottolineare la sua terribile solitudine. Senza meta, circondato solo da freddo immane. Resta forse solo la speranza…
D’un tratto si coglie la sensazione di un cambiamento. L’immagine si sofferma a tre quarti di spalle e sulla giacca si posa un fiocco di neve. Prima sparuti, poi più intensi. Cielo impietoso! Ora nevica su quella miseria umana.
Ermes si affrettò ad attivare la modalità 3D, non voleva perdersi i cristalli di neve che cadono davanti agli occhi.
L’inquadratura si sposta in alto, proprio sopra l’uomo, sicché un malefico gioco di prospettiva ci offre l’immagine di una caduta concentrica di fiocchi verso di lui. Ed egli rivolge lo sguardo verso l’alto e sul suo viso si apre un sorriso ebete e deciso. Con medesimo piglio alza le braccia in un gesto di esultanza verso quell’ultimo regalo della natura. I brividi scompaiono ed è una rinnovata energia che gli fa stringere i pugni con forza in un ampio gesto di ringraziamento rivolto al cielo. Ora l’inquadratura inizia a roteare intorno a lui quasi a sottolineare la frenetica danza dei fiocchi di neve che lo circondano in un turbinio. Musica e inquadratura ora enfatizzano la sua insperata felicità, e lo vediamo scomparire così, avvolto in questa salvifica precipitazione.
Si vedono solo fiocchi bianchi, quando la colonna sonora lascia il posto alla voce che, suadente, esclama, rispettando quanto scritto nella sovrimpressione: “Acquistate Eroina Valkiria! La neve calda!” . A seguire la rapida lettura del bugiardino secondo prescrizione di legge: “usareconcautelaenonsuperareledosiprescrittedadipendenzaassuefazioneepesantieffet ticollateralinonsomministrarealadisottodeidiciottoanniealledon neingravidanzaincasodidipendenzaconsultareperiodicamenteilmedico”
Ermes si alzò dal divano commentando un po’ scocciato: “va be’ che sono sempre stato un antiproibizionista, ma la pubblicità potevano proprio evitarla!”
“Ma, d’altra parte… quella degli alcolici l’han sempre fatta. Fanno persino quella del gioco d’azzardo…”
Fece ruotare la pietra focaia dell’accendino in un gesto antico, tramandatoci da un altro modo di essere umani, da specie gloriose che hanno preceduto la nostra. Guardò la fiamma azzurra che si agitava di vita tremolante. Poi si accese una Marlboro…”L’unica pubblicità che invece è rimasta vietata è quella delle sigarette. Boh?”
LO SCIOPERO DEI GIOCHI
Capitolo I – LO SCIOPERO DEI GIOCHI
La grande stanza per le riunioni risiedeva in una cappella sconsacrata, forse colei che aveva organizzato tutto amava quel luogo a causa dei suoi trascorsi cristiani. Per quanto un simile pensiero avrebbe dovuto essere vanificato dal fatto che il Principe che patrocinò quella chiesa si recava spesso in essa a pregare con qualche contadinella. Forse era questo il vero scopo di tanta devozione che, come si sa, non è bene ostentare, quindi sia discreta e celata, soprattutto agli occhi della moglie.
In ogni caso, dopo molti secoli e dopo le recenti ristrutturazioni, l’ambiente si presentava spoglio ma decoroso, con colore uniforme interrotto con modulazione dai grandi tendoni che scendevano lungo le pareti. Al centro, in un lungo tavolone erano già convenuti tutti i congiurati. Mancavano solo lei ed Arlecchino.
Arlecchino manteneva i suoi cialtroneschi modi da buffone nonostante la gravità della situazione e si divertiva a provocare Santa Lucia, stuzzicando le corde a lei più sensibili.
“Lucy, governa la tua rabbia, ti ricordo che la fortezza è una delle virtù cardinali…”
“Ascolta, pagliaccio multicolore, mi sono liberata da tempo di queste fesserie”
“Oh, ma l’impassibile accettazione del martirio…portare la corona…”
“Puah, mi hanno imbottito la testa di delirio, sono andata al macello contro un potere impietoso, ho accettato tortura senza ribellarmi, mi hanno cavato gli occhi, mi hanno ammazzata. E i miei compari si sono fatti belli della mia morte per secoli. A che pro poi? Per esprimere un potere più crudele ancora di quello che tanto detestavo. Sono rimasta cieca per quasi duemila anni, solo in questi ultimi anni ho riavuto il dono della vista grazie a questo gioiellino tecnologico che mi sono fatta piantare sulla faccia!”
Effettivamente sul volto della santa campeggiava una specie di grosso bulbo nero con il disegno della ragnatela di un radar. All’altezza degli occhi, copriva il volto come una maschera subacquea. Era un sofisticatissimo occhio elettronico innestato direttamente sui nervi ottici e sui lobi frontali. L’occhiale della santa era sovrastato da un ciuffo corvino e da sotto si liberava un naso raffinato e leggermente aquilino. questi dettagli conferivano un senso di durezza a quel bel viso di donna giovane.
Arlecchino, sogghignando, non mollava la presa:
“Non vedevi la materia, ma in te brillava certamente l’occhio interiore delle cose divine…”
“Stai scherzando, vero? Devi sapere che chi perde uno strumento di percezione affina gli altri, in me si è potenziato l’olfatto che mi ha permesso di percepire, nitido, il fetore proveniente dai discorsi dei preti e di tutto il sacerdotume”
al suono di queste parole Arlecchino si sentì soddisfatto e cambiò discorso:
“Siamo quasi arrivati, cosa pensi di dire agli altri?”
“Né più né meno di quello che mi hai detto tu” rispose Lucia senza pensarci troppo.
Quando arrivano nel luogo di ritrovo vengono accolti con gran clamore. Lucia si posiziona a capo tavola, chiede un poco di silenzio e lascia la parola ad un tipo ridanciano posto al centro del lato lungo. Il personaggio, con un notevole cappello a cilindro e ciuffi di capelli bianchi che escono lateralmente, si fa versare un poco di tè da un servizievole coniglio. Incastonato nel cilindro porta uno stupendo orologio e tutti i presenti lo chiamano “Compleanno”.
Compleanno inizia a parlare: “Ormai è più di un anno che ci riuniamo. Tutto è iniziato quando Lucy mi ha contattato sottoponendomi il problema che comunque era da tempo già evidente a ciascuno di noi. La altissima missione cui ognuno di noi era chiamato da secoli si è deteriorata e ciò ci ha spinto ad assumere decisioni estreme.
Da anni i giochi che noi portiamo ai bambini non producono più felicità ma capriccio e consumo. Il settanta per cento dei giocattoli finisce in discarica nel giro di un anno senza essere mai fruito. Il venticinque per cento giace polveroso in qualche armadio o in solaio. Il quattro per cento viene utilizzato solo una volta… ma cosa è questo rumore!?”
Poco lontano il Topino dei denti stava rosicchiando parte del tavolo. Colto in flagrante si scusa con la sua vocina da roditore.
“Ma non poteva venire la Fatina dei denti al tuo posto?” lo rimprovera, sghignazzando, Compleanno.
“lo sai che ci diamo il cambio…una volta viene lei e una volta io” si giustifica il povero topino.
“Va be’, riprendiamo… dove ero rimasto? Niente…insomma stravo dicendo che una massa di inutili regali si riversa nelle case dei bambini. Questo fatto non è positivo. Fosse almeno indifferente! Invece no. si genera capriccio, i bambini più hanno e più pretendono. Comunque si comportino ricevono regali su regali. Se sono maleducati regali doppi, se vanno male a scuola regali tripli. I genitori, gli zii, i nonni, gli amici dei genitori diventano tutti succubi di questo circolo vizioso e partecipano a questo rito incivile e diseducativo con torbido piacere e totale sottomissione. Giustamente Santa Lucia ci pose la domanda fondamentale: -e noi dobbiamo essere complici di questo disastro sociale, dobbiamo continuare ad essere la mano armata di questa follia?-”
“Lucia, vuoi proseguire tu?”
la Santa prende la parola. “Sì, tutti ricorderete quando siete stati contattati, prima mi sono rivolta ai più potenti, come Compleanno, poi abbiamo cercato di non dimenticare nessuno. Persino Onomastico è fra noi poiché qualcuno ancora riceve regali da lui.” Compleanno guarda, seduto poco lontano, Onomastico, rappresentato da un dimesso San Giuseppe che si è sempre tenuto defilato dai loro toni rivoluzionari, ma ha partecipato al progetto ogni giorno con impegno immutato.
“Tutti siamo stati concordi sul danno che il nostro operato stava cagionando, non certo per colpa nostra, ma di questa società che ha dimenticato il significato alto del regalo, il senso della sorpresa e lo ha istituito come atto dovuto. Tutti siamo stati concordi a partecipare allo SCIOPERO DEI GIOCHI!”
Rodolfo Valentino non riusciva a distoglierle lo sguardo da Santa Lucia e si appuntava, in particolare, sulle labbra sottili che risaltavano rosso scuro sulla pelle bianca e scoprivano una dentatura perfetta. Rodolfo era stato coinvolto nel progetto per la festività del 14 febbraio, nella quale da tantissimo tempo aveva sostituito il santo di riferimento. Che freschezza aveva portato, dopo che era andato in pensione quell’inutile vecchione! L’amore come passione, il corteggiamento come gioco… sotto la sua amministrazione la festività era stata consacrata alle più raffinate schermaglie amorose. Mentre ascoltava ammirato Santa Lucia, non poteva non ricordare cosa era diventata invece la festa negli ultimi anni: la pratica del dono si era estesa ai ragazzini e persino ai bambini. I doni erano diventati sempre più chincaglierie orrende, ciondoli da appendere ai telefoni cellulari, patacche plastificate, cuori con disegni pacchiani, scritte banali e senza pathos, il tutto, assecondato, se non promosso, dai genitori. Era divenuto un plateale insulto alla squisitezza, ossia la negazione di quello che lui sempre aveva considerato amore. Per questi motivi anche lui era stato coinvolto nello sciopero dei giochi e vi aveva partecipato con entusiasmo. Quell’ineleganza gli provocava sofferenza. Ora però una sofferenza più forte ma più alta scuoteva il suo cuore: Lucia restava impassibile ai suoi corteggiamenti e non si spiegava l’insuccesso delle sue arti che facevano cadere innamorata ogni donna. Non c’era niente da fare, Lucia restava fredda e questa freddezza lo turbava ancor più della sua bellezza.
Eppure sapeva perché lo snobbava. Per lo stesso motivo aveva legato così bene con Arlecchino. Lei stessa un giorno glielo disse: “Arlecchino mi fa stare allegra, caro bellone”. Per questo motivo covava un risentimento carico di invidia. Ma non era tempo per farsi coinvolgere, ricacciò la passione dal cuore, la missione era la priorità assoluta ed in quel momento la missione era in pericolo.
Lucia ricordava i momenti più importanti della loro lotta, fin dall’inizio era andato tutto bene, la Befana aveva lasciato le calze vuote, inaugurando l’anno più straordinario nella memoria umana. Tutti avevano partecipato: a carnevale nessun nuovo vestito e al bando gli scherzi nuovi. La notte di Halloween quella zucca vuota del Grande Cocomero negò i suoi dolcetti. Persino Gesù ed il Santo Uccello della Pentecoste fecero la loro parte, negando i costosissimi doni delle cresime e delle prime comunioni. Dal fondo del tavolo un fricchettone che brandiva un bicchiere di vino ed un panino al prosciutto annuiva alle parole della Santa, mentre un piccione con elmetto da soldato americano, appollaiato sulla spalla del capellone, lanciava occhiatacce torve da sergente. Lo sciopero era proceduto fra lo stordimento di nonni e genitori ed i pianti salvifici dei bambini. Ai primi capricci, però, seguì la riscoperta dei vecchi giochi. Molti iniziarono a recarsi in soffitta con i propri genitori alla ricerca di un fantastico mondo perduto. Tutti i depositari degli appuntamenti rispettarono il loro sciopero. Ognuno, puntuale, nel giorno a lui dedicato, aveva tenuto chiusi i cordoni del sacco dei giochi, un percorso durato un anno intero, accompagnato dalla protesta minuta e quotidiana di Compleanno.
“E’ stato un successo conseguito grazie alla nostra determinazione ed alla nostra unità per un umanità migliore” mentre diceva queste parole lo scintillio dei denti e le pieghe della bocca compensavano l’espressione nera del suo sguardo “e ora, per colpa di uno solo di noi, tutti i nostri sforzi saranno stati inutili. Per colpa di quel lurido ciccione!”
la sua voce era divenuta così vibrante da produrre un fremito gelido nei presenti. Il topino dei denti si era nascosto sotto il tavolo.
“Sì, avete capito, Babbo Natale è un traditore! Questa sera, vi abbiamo convocati per comunicarvi questa notizia. Oggi è il 24 dicembre e questa notte il porco vestito di rosso inonderà di cianfrusaglie le case di tutto il mondo rendendo inutile la nostra lotta e donando il capriccio e la stolidità a tutti i bambini, miserie della mente che in un anno di sforzi eravamo riusciti a scardinare.”
“Ma come può lui solo rendere inutile tutto la nostra opera?” chiede, sconsolata, la povera Befana, mentre tutta la platea è in subbuglio e chi parla con il vicino, chi con chi gli sta di fronte.
Compleanno chiede il silenzio “ amici cari, è inutile negare che Babbo Natale è fra noi il più importante. Per quanto il mio stesso contributo, come tutti sapete, sia stato enorme, io sono poca cosa confronto a lui e tutti insieme non superiamo la sua mole di opere ed il suo potere simbolico.”
“ma cosa possiamo fare?” “come è stata possibile una cosa del genere?” “come lo sapete?” diverse domande si alzano dal frastornato grappolo di congiurati.
Compleanno cede la parola ad Arlecchino “lo sappiamo grazie a Santa Lucia, che aveva avuto dei sospetti, in quanto il grassone aveva bidonato alcuni appuntamenti. Pertanto mi ha chiesto di intervenire ed io ho mandato a controllare il migliore rappresentante del carnevale, Zorro. Egli ora è là, in Lapponia e ci tiene informati delle mosse del traditore. Ha preparato i sacchi dei giochi ed ha tirato fuori le renne dalla stalla.”
Santa Lucia continua il discorso del compagno “ e noi non possiamo permettergli di arrivare in città. Dobbiamo fermarlo ad ogni costo o sarà la fine del nostro boicottaggio. Per questo vi ho convocati, per esporvi il piano e per chiedere la vostra approvazione. Data la gravità del momento, personalmente vado avanti se siamo tutti d’accordo, diversamente me ne vado a casa, non so voi.”
“ma perché?” insiste la Befana con la voce roca per le sigarette “ perché Santa Claus ha fatto questa scelta? Non condivide più il nostro progetto?”
Lucia non si scompone, ma la sua bocca è più tirata che mai “la risposta è assai semplice: il gran porco si è venduto”.
Capitolo II - LAPPONIA
L’automobile si fermò nel luogo convenuto. Dal retro scese il magnate Valenti, Presidente del consorzio dell’industria del giocattolo. Poco distante, un’altra automobile ed in piedi vicino ad essa stava il cinese. Sembrava fosse lì da tempo, un po’ di brina gelata si era posata sul soprabito scuro.
Valenti si avvicinò a passi concitati e salutò. Il cinese rispose con un lieve cenno del capo. Di fronte a loro si ergeva la baita e dal camino usciva un denso fumo bianco contro il cielo grigio.
“entriamo?” chiese il magnate. L’altro ruppe il suo lungo silenzio “No”.
-“era solo per il freddo”
-“se hai freddo puoi attendere in automobile, se è per la fretta di concludere ricordati che per te si tratta del tuo bieco interesse personale, mentre per me c’è in gioco l’economia della mia nazione. In ogni caso prima di entrare dobbiamo aspettare gli altri.”
Valenti come al solito abbozzò di fronte alla sicurezza del cinese e pensò che, ancora una volta, gli altri si comportavano da primedonne e li trovò insopportabili.
La limousine avanzava lentamente lungo la strada ghiacciata, il clima al suo interno contrastava con la morsa del freddo sui campi tutto attorno, tanto che il Segretario di Stato se ne stava agiatamente in pantofole fumando un buon sigaro. Il sistema di areazione era eccellente, ma non impediva all’assistente di prorompere in sonori colpi di tosse. Secondo l’etichetta trasse dal clergyman il fazzoletto e solo dopo averlo riposto chiese al porporato:
“Eminenza, è indispensabile tornare in quel luogo dimenticato da Dio?”
la bocca del cardinale, fra le ampie volute di fumo che rapide correvano verso le prese d’aria, si aprì per rispondere “mio caro, la partita è da chiudere, siamo stati fortunati a trovare dei validi alleati ed un mercenario d’eccezione. Modestamente devo dire che la mia mediazione non è stata ininfluente”
- “è vero, ma come può fidarsi di quelli che chiama “validi alleati”? uno è un rappresentante di un governo che contrasta in ogni modo i nostri proseliti nella sua nazione, l’altro te lo raccomando…”
-“si chiama buon senso. I fronti per la diffusione della fede sono molteplici e diversi tra loro. Con gli industriali non abbiamo mai avuto problemi, sono sempre stati vicini alla nostra missione e poi come ci dice Matteo 9,11 -Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli:<<Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?>>. Gesù li udì e disse: <<Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.>> - i pastori di anime, come siamo noi, devono stare fra i peccatori.
- “ma i cinesi…?”
-“in questa circostanza siamo alleati, si tratta certo di un segno dell’Onnipotente. Quando due avversari si uniscono in accordo per il bene comune è sempre un fatto positivo. Il Vangelo ci insegna a contrastare la discordia. Non è forse lo stesso Gesù in Matteo 18,22 a dirci di perdonare il nostro fratello settanta volte sette?”
- “mi ripugna incontrare nuovamente quella sordida figura di Babbo Natale. Il Natale va santificato come recita il decalogo, non capisco questo rito pagano!”
-“non essere così schizzinoso. Anch’egli è una creatura di Dio e ci è più vicino di quanto sembri. Non devi credere a quei relativisti che affermano la natura pagana della tradizione di quell’uomo. Egli è Santa Klaus, San Nicklaus, ossia San Nicola, che noi cristiani abbiamo sempre adorato, dispensatore di regali per allietare lo spirito in questi giorni per noi così importanti.”
- Eminenza, mi perdoni se insisto, ma le sue parole sono un lenitivo contro i dubbi istillatimi certo dal demonio. Ma quale vantaggio otteniamo noi da tutta questa operazione?”
- non preoccuparti, anche Gesù nostro Signore fu tentato dal demonio e ci ha insegnato come fronteggiarlo. Questo insegnamento è uno dei Suoi tanti gesti d’amore nei nostri confronti. Ma veniamo alla nostra missione: tu sai che tutti i personaggi magici si sono alleati in quella operazione chiamata sciopero dei giochi. Iniziativa, di per sé simpatica, tutto sommato quei bimbetti piagnucolosi e insistenti sono decisamente un tedio, ma, per fortuna non è cosa di cui dobbiamo preoccuparci direttamente noi che vestiamo l’abito talare. Fin qui sarebbe stato uno di quei tanti eventi che la Santa Chiesa si limita ad osservare, come fa da duemila anni. Purtroppo questi, nella loro iniziativa hanno coinvolto la Prima Comunione e la Cresima, due dei nostri Sacramenti, proprio quelli che dimostrano una maggior tenuta, da quando il Matrimonio ha cominciato a perder colpi. Non potevamo certo restare indifferenti. In questo modo il loro progetto ha apertamente ostacolato la missione della Chiesa Cattolica Apostolica, che è quella di portare il messaggio del Cristo sulla terra. Un problema che, non ti nego, ha molto turbato anche il Santo Padre.
- ma, Eminenza, i nostri due Sacramenti da lei citati si sono limitati a non consegnare i doni materiali, non quelli dello Spirito. Non hanno contrastato la nostra missione, che è essenzialmente rivolta alle anime. Non vorrei che quello che stiamo facendo ora fosse solo funzionale a coloro che operano in nome di Mammona, il dio, anzi, l’idolo denaro?
- dai, ancora con questo “Eminenza”, quante volte ti ho detto di chiamarmi Carlo. Ti sembra poco ciò che hai detto? Giustamente in Luca 16,13 ci viene detto -Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire a Dio e a mammona- , ma in Marco 3,22 ci dice –“come può Satana scacciare Satana”?- quindi se se agisci contro Satana certo non agisci in suo nome. Tu certo conosci l’importanza del catechismo nei fanciulli, come dettagliatamente ci spiega l’enciclica Acerbo Nimis di Papa Pio decimo, Santo. Tu sai cosa è accaduto dopo che si è diffusa la notizia che, per la Prima Comunione, non si riceveva più nessuna console di videogioco dagli zii? Che dai nonni non c’era modo di avere il cellulare palmare il giorno della Cresima? Sai cosa è successo? Che i bambini hanno smesso di frequentare il catechismo e si è registrato un drastico calo di comunicati e cresimati. Anzi, che dico? Praticamente non ci veniva più nessuno! Le famiglie dicevano senza mezzi termini ai nostri parroci – mi spiace reverendo, ma se alla fine non abbiamo la possibilità di fare il regalo, che festa sarebbe? Ai nonni non interessa più. Cosa ce lo mandiamo a fare il bambino a catechismo, che si annoia così tanto…” Sai cosa significa questo? Se mancano i cresimati mancano i soldati di Dio in terra, mi spieghi come potrebbe allora la Chiesa portare avanti la sempiterna battaglia contro Satana?
- ma emin…hem, Carlo…così si perdono coloro che non sono convinti della missione, quelli che lo fanno solo per abitudine… che contributo possono dare alla causa del Signore? Non avremmo una Chiesa più pura, un esercito più motivato e forte?
Il Cardinale a questo punto si mise a sbuffare, il fumo del sigaro si alzava dal suo volto come il vapore da una vecchia locomotiva in partenza.
- dai, dai, su. Non mi starai mica diventando eretico? Queste fesserie lasciale dire agli atei. Tu sai benissimo che la nostra missione è universale, noi non dobbiamo lasciare indietro nessuno, anche quelli a cui non interessa nulla della Fede! Tralascio il fatto che ad ogni celebrazione le stesse famiglie che sperperano averi in feste e regali lasciano un congruo contributo alla Chiesa e tu sai che ogni denaro che giunge nelle nostre mani è un denaro in meno nelle mani di Satana. Ma l’aspetto più importante è che ogni contatto avuto da una persona con Santa Madre Chiesa è un piccolo passo sulla strada della sua salvezza, figuriamoci la Cresima! Cosa è un Sacramento per una persona che si allontana dalla chiesa? È un elastico, lungo, lungo, luuungo, ma non si spezza, ricordalo, un sacramento non si spezza mai, lungo, lungo, lungo , un filo che rimane. luuuungo.
Faceva lentamente avanzare le mani come operasse un rito di magia e il suono di queste sue ultime parole prese un tonalità soave, flautata. Mentre il fumo saliva ondeggiando sopra il suo volto.
Dopo pochi minuti di silenzio l’altoparlante interno fece sentire la voce dell’autista che annunciava l’arrivo. Il Cardinale Carlo si fece calzare gli stivali da neve dall’assistente, il quale lo aiutò anche ad indossare il cappotto scuro che copriva la grossa fascia rossa e le bordature dello stesso colore sul colletto e lungo il copri asole dell’abito scuro. Scoperto restava il copricapo porpora a distinguere il Segretario di Stato con i segni del potere.
Fuori il Valenti cominciava a spazientirsi – Alla buon’ora, quelli del Vaticano sono arrivati-
L’alto funzionario del Partito Comunista Cinese usò la sua solita flemma – sono mesi che aspettiamo questo momento…- e salutarono cortesemente gli ultimi arrivati.
I quattro si incamminarono verso la casa. L’assistente del cardinale portava una valigia. Il resto era uno sfondo bianco di gelo su cui si stagliavano grosse pietre come macchie scure. Dietro di loro una di queste scure macchie informi si mosse, trasformandosi in un ampio mantello che inseguiva un uomo rapido e agilissimo. Sul suo volto una maschera lo faceva riconoscere come Zorro. l’inviato di Arlecchino aveva assistito a tutta la scena ed aveva subito comunicato a Santa Lucia lo stato dei fatti. Senza farsi vedere dai cospiratori e dai loro autisti aveva cercato una nuova posizione, così da poter ascoltare quanto si sarebbero detti con Babbo Natale.
Il corridoio dell’abitazione non era particolarmente accogliente, era umido e sporco. Valenti, l’industriale, non riuscì a trattenere il suo disgusto: “come si fa a vivere in un posto del genere, guarda se gente come noi deve ridursi a venire da questo schifoso”.
“le vie del Signore sono infinite” sentenziò il Cardinale.
Dal piano di sopra una voce: “ah, siete voi? Venite, salite le scale, sono in camera. Ma prima mettetevi comodi, appoggiate i giacconi da qualche parte, non fate complimenti. Dato il gran caldo dell’interno della casa, i quattro si liberarono dei pesanti soprabiti appoggiandoli dove poterono, su una vecchia cassapanca ricoperta di cianfrusaglie, su un mucchio di vestiti dall’aspetto non molto pulito.
Entrati in camera il loro uomo era seduto sul letto torso nudo, si stiracchiava e si grattava. Una grande pancia soda e la barbaccia lasciavano intravedere un petto dal pelo bianco.– ah, benvenuti! Avete fatto buon viaggio? Perdonate l’accoglienza, ma questa notte mi spetta un gran lavoraccio e oggi pomeriggio ne ho approfittato per una dormitina.-
Prese una bottiglia di vodka che teneva sul comodino e ne bevve a grosse sorsate, poi ripassandosi la mano sulla barba che era rimasta intrisa dell’alcolico, porse la bottiglia agli ospiti –volete favorire?, non fate complimenti. Ed emise un sonoro rutto.
Il cardinale non riuscì a trattenere una smorfia di disgusto
HA HA HA!, non siate così impostati. scioglietevi, Piuttosto, avete portato il conquibus? Niente conquibus niente giretto sul mondo.
Il Segretario di Stato vaticano fece un cenno al suo assistente che appoggiò la valigia sul letto e l’aprì.
- questi sono la metà, come pattuito, in contanti. L’altra metà sarà versata in titoli tedeschi ad operazione conclusa. Precisò il cinese.
- e se l’affare funziona bene qualche forma di accordo può essere stipulata anche per il prossimo anno, per tutelarci dalle fantasie di qualche testa calda. Osservò l’imprenditore.
Babbo Natale iniziò a vestirsi con i suoi tipici indumenti “Vescovo, mi può lanciare la cuffia, che è lì sulla sedia vicino a lei?” Il Cardinale un po’ riluttante gliela porse. L’altro si avvicinò alla valigia aperta e piena di bigliettoni. Prima vi appoggiò uno stivale sul bordo e se lo allacciò, poi rapidamente si mise ad osservare e contare il denaro. “Non è che non mi fido di voi eh? HA! HA! HA!”. Finito il controllo chiuse la valigia riponendola in un luogo sicuro e si rivolse nuovamente agli ospiti – ma guarda quei fessi dei miei colleghi che bell’affare mi hanno procurato con la loro idea dello sciopero dei giochi! Che idea scema! E che bel gruzzoletto mi sono guadagnato per fare quello che faccio normalmente tutti gli anni! Voi da questa faccenda ci avete guadagnato un po’ meno, ma che volte farci? Sono i casi della vita? Ha! Ha! Ha!”
Le continue risate sguaiate completavano il disegno di volgarità dell’individuo.
Va bene, signor Babbo Natale, l’affare mi pare concluso, a questo punto noi potremmo congedarci, i nostri autisti ci stanno attendendo. Esclamò un po’ stizzito il cardinale.
- ormai è tutto nelle sue mani, veda di non commettere errori – rincarò il cinese.
E ci mancherebbe altro. Voi siete stati fortunati, avete ingaggiato il migliore, ma non abbiate fretta di andarvene, miei ospiti, manca ancora qualcosa per suggellare il patto” protese la sua mano già foderata dal guanto verde e con il suo irresistibile sorriso da ciccione bonario, gongolò con voce baritonale“manca una bella stretta di mano”.
Gli ospiti se ne erano andati e Zorro aveva comunicato tutto alla sua base. Gli ordini erano perentori, Babbo Natale non doveva partire.
L’uomo mascherato, senza indugi, si era diretto verso la slitta. Con i suoi stivaletti da corral camminava straordinariamente bene su quel terreno ghiacciato. Ma lo spettacolo era il lungo mantello nero ed il contrasto con i colori del ghiaccio. La bruma rendeva irriconoscibile tutto ciò che c’era all’interno dei contorni di quella macchia nera. Quella macchia era Zorro. Giunto al cospetto della slitta, trasse la spada e zak! Zak! Zak! tagliò in mille pezzi i finimenti che la legavano alle renne, quindi disperse gli animali più lontano possibile.
Babbo Natale scese piuttosto gongolante, canticchiava e saltellava…la vista della slitta senza animali dipinse un’ombra scura sul suo volto. “sono già cominciate le danze” pensò “la passeggiata sarà più impegnativa di quel che credevo”.
Allora aprì il portone del magazzino e sbuffando caricò un immenso sacco ricolmo di giochi sulla slitta. Zorro, nell’ombra, assisté a questa scena straordinaria non immaginando quale potesse essere la prossima mossa del grassone.
Santa Klaus a quel puto urlò “site qui attorno a guardarmi? Nevvero? Sappiate che voi non sapete niente di me. Non riuscirete a fermarmi!” poi rigirandosi verso la slitta, tra sé e sé “pensavano fossero le renne magiche a far volare la slitta, stupidi, la slitta è una macchina volante di suo che solo io sono in grado di pilotare, però mi ci vuole una bella rincorsa per spiccare il volo, mi seccherebbe dover spingere a mano…ah, idea!” entrò nella rimessa, si sentì un po’ di confusione e dopo un minuto uscì con quattro bei ratti dal muso lungo lungo, imbrigliati con un po’ di cordame. Con un gesto della mano liberò un po’ di polvere luminosa e via! le quattro bestiole erano diventate più grosse di una mucca. Con una grassa e potente risata salì sulla slitta e sferzò i portatori, che partirono saltellando potenti.
Zorro non poté credere ai suoi occhi, balzò a cavallo deciso a giocarsi il tutto per tutto. Lo avrebbe fronteggiato.
La slitta scivolava veloce sulla neve mentre Zorro, spingendo il cavallo a più non posso, cercava di balzargli davanti prima che prendesse il volo. Doppiò la roccia che aveva individuato come riferimento prima del suo avversario e gli fu di fronte impennando il cavallo con la spada innalzata in una delle sue pose plastiche migliori. Avrebbe impresso una bella zeta su quel grosso pancione.
Babbo Natale capì che in quel modo Zorro gli avrebbe precluso il decollo, alzò una mano al cielo e ne trasse un poderoso fulmine che si abbatté proprio sulla spada alzata del cavaliere mascherato, illuminandolo come un lampadario. La spada fuse in un istante, l’eroe stramazzò al suolo senza sensi e i dispositivi di comunicazione con la base si distrussero in un crepitio elettrico.
L’interruzione della comunicazione fece capire chiaramente a Santa Lucia che il traditore aveva preso il volo.
Capitolo III - SCONTRO NEI CIELI.
Santa Lucia si sporgeva a tratti dall’elicottero, assaggiando l’aria notturna con il suo bulbo oculare. Riusciva vagamente a vedere la slitta di Babbo Natale, quanto bastava per giudicarla ancora troppo alta. Il gran porco viaggiava infatti duemila metri sopra la taiga. Troppo per ciò che aveva in mente di fare. Purtroppo non poteva avvicinarsi a sufficienza con l’elicottero. Riteneva la magia del grassone troppo potente e pericolosa, quindi per il momento si limitava a controllarlo a distanza. Quanto bastava perché lui non sentisse il rumore dell’elicottero era sufficiente al radar conficcato nel nervo ottico di lei.
Babbo Natale si aspettava qualche attacco, ciò nonostante dirigeva spedito verso la meta. Sotto di lui il buio cominciava ad essere intervallato da macchie luminose sempre più numerose e ampie. Erano paesi e città, ma non gli interessavano. la sua meta era una grande capitale al centro dell’Europa.
La Befana aveva una sensazione sgradevole. A quella velocità il vento si fumava gran parte del suo sigaro e il freddo le penetrava nell’artrite. Però non c’era alternativa se voleva intercettare il suo avversario. La sua scopa era un mezzo volante molto agile ma non era un animale da volo alto come la potente slitta che stava cercando di raggiungere. Finalmente, traendo il massimo da ciascun filo di saggina, era riuscita a porsi un centinaio di metri sotto il nemico. A quel punto iniziò a lanciare delle piccole molotov ricavate in zucche vuote; tutto materiale procuratole dal Grande Cocomero, quel gran bombarolo. Colpiva il fondo della slitta o direttamente i ratti che stavano al traino.
Babbo Natale sentì tutto sballottare. La situazione era ancora sotto controllo, ma a lungo andare il giochetto avrebbe potuto compromettergli l’assetto di volo. Decise di reagire. Virò verso il basso e attaccò. La notte era limpida e non c’erano nuvole, quindi niente elettricità da sparare contro quel fastidioso insetto. L’umidità però era sufficiente per condensare dardi di ghiaccio che si mise a scagliare in gran quantità verso l’ardita vecchietta che ora fuggiva a cavallo della sua scopa. Evitava i dardi con grande abilità, ora con rapidi scatti laterali, ora con cambi di direzione cui la pesante macchina del suo inseguitore teneva testa con insospettata agilità.
Si sarebbe potuto riconoscere l’arzigogolato percorso della vecchia dalla scia di fumo che lasciava il suo terribile vizio del tabacco. Compiendo alcuni giri della morte non mancò di tornare a punzecchiare il ciccione con le sue bombe a mano urlandogli “grassone sei lento. mangia meno”, l’avversario urlava di rimando “Brutta vecchiaccia, appena ti ho a tiro ti faccio mangiare dai miei ratti! Sei sempre stata invidiosa di me perché non avevi più nulla di interessante da portare ai bambini, già appagati dai miei doni, per questo sei diventata brutta e acida” e sottolineava il suo ciarlare con la solita risata piena.
Qualche dardo finalmente andò a segno, lambendo la fascina di saggina. Saranno stati i colpi, sarà stato il fatto di aver sottoposto la macchina ad uno sforzo eccessivo, improvvisamente la scopa prese fuoco e la Befana fu costretta ad una discesa di fortuna, lasciando dietro sé una scia di fumo che non aveva niente da invidiare a quello delle sue sigarette.
Il barbone, vedendola precipitare decise di non spingere oltre l’inseguimento, ritenendo terminata la scocciatura.
Lo scontro aveva abbassato notevolmente la quota di volo che a quel punto non superava i cinquecento metri dal suolo.
La situazione si era resa favorevole per quanto intendeva compiere Lucia. Si lanciò dall’elicottero senza esitazione. Indossava una plica ascellare a compensazione elettronica che la rendeva molto simile ad un enorme pipistrello, tutta fasciata, come era, da una sensuale calzamaglia nera. L’aspettava un volo planato di circa mille metri, unica possibilità di cogliere il grassone di sorpresa. La notte non era un problema e nemmeno la distanza. Lei vedeva meglio di chiunque altro. Ce l’avrebbe fatta.
Babbo Natale avanzava ignaro, incerto se forzare l’andatura o procedere tranquillo. Improvvisamente sentì un colpo terribile sulla schiena e si accasciò a cassetta. Riuscì solo ad allungare lo sguardo di fronte a lui e vide il volto feroce di Lucia. Dopo essergli balzata ad enorme velocità sulla schiena, con una piroetta si era posizionata nella parte anteriore della slitta, pronta ad aggredirlo ancora. Un salto e gli fu di nuovo addosso. Grazie alla sua mole o alle sue doti magiche, il vecchio non aveva subito particolare danno dal primo colpo e si riprese con inaspettata energia. Parò il calcio infertogli dalla Santa e, con un gran pugno, la scaraventò avanti, per cadere oltre il traino e gli scomparve dalla vista. l’eroina, per non precipitare di sotto, si aggrappò ai finimenti degli animali. Si trovò così sospesa sotto queste bestie che cercavano di morsicarla. La situazione si era resa piuttosto difficile, ma era determinata a risalire sulla slitta e riprendere il corpo a corpo, unica tecnica per rendere inutili le armi magiche del nemico. Si arrampicò sulla testa dei topi. Uno dei roditori riuscì ad addentarla di striscio lacerandole la calzamaglia all’altezza dell’avambraccio. Si muoveva molto velocemente mentre le dentature fameliche si agitavano sotto le sue gambe. Babbo Natale, nella concitazione, cercò di evitare il ritorno della terribile ragazza scagliandole un raffica di dardi ghiacciati che lei evita con grandi acrobazie. I dardi però non potendo deviare dalla traiettoria impostagli dalle leggi della fisica non fermandosi contro il corpo della ragazza finirono contro la testa di uno degli animali facendola esplodere. Improvvisamente il volo subì uno strattone spaventoso per la perdita dell’assetto. Lucia gli fu di nuovo addosso e i due per un istante si fronteggiarono. Il ciuffo di Lucia volteggiava impazzito nell’aria, il vecchio vide per pochi attimi il suo volto arrossato riflesso del bulbo oculare di lei ed ebbe una sgradevole sensazione. Allora si rese conto che stavano precipitando “Fermati, Lucia, ci stiamo per schiantare” “Interessante” rispose lei “Un’esperienza da provare. Vediamo se ci facciamo male. Noi siamo tipi magici” con il sorriso dipinto sul volto prese a colpire il ciccione con pugni e calci fitti, per evitare che potesse riprendere il controllo. Babbo Natale, nonostante la caduta libera li lasciasse senza i vincoli della gravità, sentiva il volto pressato contro il fondo della slitta dal ginocchio di lei. Capì che era perduto, allora brancolando con le braccia cercò qualcosa davanti a lui e, quasi senza speranza, lo trovò. Aveva afferrato il bulbo oculare della donna e premendo con tutta la sua forza lo frantumò e glielo strappò dal capo. L’eroina si piegò immediatamente all’indietro portando le mani al volto e il cielo fu squarciato da un urlo spaventoso. L’uomo, per quanto sgomento per quell’espressione di dolore, si gettò sulle redini e fece virare il velivolo. riprese la traiettoria con una parabola che non gli impedì di sbattere violentemente il fondo della slitta sul terreno. Sbatté più volte, con il carico che si inclinava paurosamente rischiando di far rovesciare tutto. Infine la slitta riprese quota.
Lucia, nonostante la menomazione, era riuscita ad aggrapparsi al fondo della slitta e rimase stretta al primo impatto ed anche al secondo, ma al terzo fu costretta a lasciare la presa, rotolando a terra mentre il nemico si innalzava di nuovo.
Per evitare che la carcassa dell’animale gli desse nuova perdita d’assetto, il vecchio barbone tagliò le briglie dei primi due ratti del traino, la bestia morta e quello al suo fianco, lasciandoli precipitare. Lucia invece, cieca, dolorante e lacerata a terra, ebbe ancora le forze per urlare una terribile implorazione: “No! Fermati! Fermati, ti scongiuro!” . Come risposta le rimase la sua risata nelle orecchie, ma non poté cogliere la dolce immagine natalizia della slitta che si stagliava contro l’aurora, prodotta all’orizzonte dalle luci della grande città.
La slitta scivolava lieve sull’aria ed il carico era ben saldo. Di danni seri non ce ne erano stati, qualche osso un po’ ammaccato non impediva a Babbo Natale di gustare il sapore della vittoria.
Ormai era alle porte di Berlino. Avrebbe distribuito regali a tutti i bambini e si sarebbe appoggiato ai corrieri per completare il suo lavoro. Era fatta.
Si fermò al limitare di un grosso quartiere popolare per sistemarsi un po’ e ripulirsi prima di iniziare la distribuzione. Voleva fare bella figura nel suo gustoso vestito rosso. Non dimenticò di calzare la bella cuffia con i lustrini, che aveva saggiamente riposto sotto la cassapanca della slitta.
Era proprio un Babbo Natale coi fiocchi. Faceva le prove di marcia avanti e indietro con il passo del pancione come fosse al teatrino, poi vi fu un brillare d’acciaio come un baleno e corpo di Babbo Natale si accasciò come un robot senza energia, mentre la testa rotolò in là come un barattolo.
La lama da ninja venne riposta con cura nella fondina appoggiata al carapace.
Due delle tre lunghe dita di una grossa zampa verde si posarono sul cranio mozzato e lo testarono come potesse essere una cosa viva. Era un volto strano: l’espressione era tenace, grintosa come si vede in certe statue al museo di cui è rimasta solo la testa. A incorniciare questa superba opera d’arte il cappello, che era rimasto ben infilato sul capo. Il particolare d’abbigliamento che più lo aveva caratterizzato, divenuto simbolo dozzinale di una festa pacchiana, sembrava volesse completare il trofeo di quella testa mozzata. Il vero motivo di questa stranezza era il taglio ninja, in grado di separare intere parti del corpo senza il minimo sussulto, sicché il cappello era rimasto dove era. Tutto qui.
Alle spalle del giustiziere una voce. “Non gli hai lasciato possibilità…”
- “Sì, Michelangelo. non è stato un combattimento onesto, ma non ne valeva la pena, c’era troppo in gioco. Non si sarebbe mai arreso ed era un avversario assai pericoloso. Avremmo fatto male a sottovalutarlo.”
-“Lucia non sarà molto contenta di questo epilogo”
-“Lucia sapeva benissimo cosa sarebbe potuto accadere quando ha chiesto a noi super eroi di erigerci ad ultimo baluardo. Sapeva di condannarlo. Perché, secondo te, ha fatto di tutto per fermarlo prima dell’arrivo in città?”
- “hai ragione, Leonardo. È finita come doveva finire. Se solo fosse entrato dalla periferia nord, questo triste compito sarebbe toccato a Goku e compagni. Lo avrebbero vaporizzato con qualche onda energetica…che sconquasso! Sai i danni! No. meglio così. Meglio che ce ne siamo occupati noi in modo pulito e silenzioso. Quei pasticcioni avrebbero fatto un macello.”
Leonardo si avvicina al grande sacco dei giochi e con un fendente ne lacera la tela. Ne esce una grande quantità di contenuto, come da uno sventramento.
Fra i giochi nota un pupazzo di plastica alto circa venti centimetri. Lo raccoglie, è un giocattolo che al supermercato costa quanto una cena per tre persone. E’ una tartaruga. È lui. Si guarda in quel pupazzo come in uno specchio. Non può fare a meno di notare come la fattezza di questi oggetti sia migliorata in tutti questi anni. Hanno aggiunto molte parti snodate tanto che il giocattolo si adagia sulla sua mano come una marionetta abbandonata. Ma una cosa non ha mai potuto sopportare in questi giocattoli: la stupida fissità dell’espressione del viso!